Antologia Critica
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Emilio Picco
“… da un lavoro plastico riduttivo ed essenziale, la giovane scultrice è passata ad un’interpretazione volumetrica dello spazio sia interno, cioè della struttura stessa, sia esterno, cioè dell’ambiente in cui la forma si inserisce… facendo confluire nel dato da percepire i termini contrastanti del rigorismo settorio aureo e la libera rispondenza di piani “aperti” su elementi di spirale infinita. In questo modo il corpo di intervento plastico risulta caricato di dimensioni polifocali, che rispondono a una nuova concezione dello spazio-ambiente in divenire. Ragione poetica e raziocinio progressivo stanno alla base di un’operazione sensoriale-espressiva del genere, la quale è aperta ad interessanti sviluppi futuri e promette senza dubbio messe a punto acute e stimolanti…
di EMILIO PICCO nella presentazione del Premio Gariboldi dell’Accademia di Belle Arti di Brera, Milano, 1968
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Filiberto Menna
“… ritroviamo così una serie di opere in cui l’intenzionalità costruttiva è molto più marcata. Penso in particolare alle opere di Giancarla Verga…”
di FILIBERTO MENNA su Fiera del settembre-ottobre 1984
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Mirella Bandini
“Le grandi strutture formate da gusci… che si organizzano secondo addensamenti e percorsi sempre variabili… La modellazione manuale di questo interno intreccio labirintico mette in luce la pregnanza di un evento a carattere biomorfo di espansione germinale, di accrescimento genetico…”
di Mirella Bandini per LeArti news, n. 1-2, 1985
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Filiberto Menna
“Giancarla Verga… ha avvertito la forza della riduzione minimalista e l’ha rivissuta nelle sue prime esperienze sviluppate sotto il segno della luce. Anzi, è stata proprio la suggestione della minimal art a sottrarre le prime prove dell’artista alla ipoteca sempre incombente delle ricerche cinetico-visuali. In pari tempo, però, il riduzionismo minimalista si complicava e arricchiva di intenzioni metaforiche per cui l’opera finiva con l’acquistare una marcata polivalenza semantica. Ed è proprio questa caratteristica del suo lavoro che ha consentito a Giancarla Verga di passare alle esperienze attuali condotte con mezzi diversi e con un più forte coinvolgimento della manualità e delle materie. L’artista si serve di un legno flessibile (la betulla norvegese) per costruire strutture carenate con superfici levigate ma ricche di suggestioni sensoriali. Nella concavità accogliente di queste strutture sono ospitate una serie di percorsi labirintici ricavati in una carta spessa che l’artista modella e tinge di nero tipografico: l’opera si costituisce, così, all’incontro di sollecitazioni complementari e realizza equilibri mobili e imprevedibili tra le polarità del continuo e del discontinuo, del liscio e del ruvido, della superficie e della profondità. Anche il procedimento appare sorretto di spinte complementari nel senso che esso è guidato da un’idea progettuale e da una intenzione costruttiva e strutturante che si esprime attraverso un calcolo rigoroso ma che lascia aperto l’esito alla imprevedibilità di una forma che ricorda per vie di analogia le forme biologiche, organiche.
di FILIBERTO MENNA per il Catalogo della mostra alla Galleria Voir, Ginevra, 1984
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Massimo Doriguzzi
“… Forti sono le analogie con le emergenti problematiche di parte della ricerca scientifica…il sistema può forse essere considerato omologo agli Automi Cellulari (CA) o addirittura all’Artificial Life, se non altro come contenuta in embrione nel “Gioco della Vita” di Conway, nei suddetti CA di Wolfran…Come il Procedimento Automatico Creatore…e come gli Automi Cellulari, vi sono processi fisici per cui non appare possibile la descrizione tramite i modelli forniti dai classici strumenti matematici…non c’è modo di prevedere in modo analitico e di calcolare la loro evoluzione (irriducibilità computazionale), l’unico procedimento possibile è la simulazione diretta.”
di MASSIMO DORIGUZZI da “Tecnoscienze, Intuizione Artistica e Ambiente Artificiale. Traduzioni e commenti sui progetti presentati alla Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino”, 23-24 ottobre 1993